Le ragioni dell’impegno

(A cura di Alessandro Perego, Laboratorio Comunicazione)

Il leone da tastiera, si sa, è famelico e sempre in agguato, soprattutto se si tratta di delegittimare e infangare l’impegno e la buona volontà degli altri. L’esempio più recente in tal senso è l’aggressione social subita ad opera di sedicenti fan dal giovane tiktoker Khaby Lame. La sua “colpa”? Aver postato un video su TikTok contro il cambiamento climatico che lo ritrae vicino a Greta Thunberg.

Perché una ragazzina appena maggiorenne alla guida di un movimento che lotta per un fine che a nessuno, ragionevolmente, può apparire indesiderabile, suscita tanto odio? Lasciamo ai sociologi l’onere di stabilire se la società di oggi è più o meno aggressiva, più o meno violenta di quella di ieri, e agli studiosi della comunicazione quello di capire se i social network hanno contribuito a nutrire e far crescere tali pulsioni o soltanto a legittimarle e metterle in mostra. Lasciamo agli psicologi del profondo il compito di comprendere quale ineffabile e perverso complesso psicologico si celi dietro l’ostilità e l’intolleranza delle masse verso le buone azioni e i comportamenti virtuosi dei pochi.

Quel che appare evidente è che il sospetto e l’intolleranza verso Greta Thunberg e il movimento Fridays For Future non si manifestano malgrado la positività della loro azione, ma proprio in virtù di tale positività. Un piccolo assaggio di ostilità gratuita l’abbiamo ricevuto anche noi, dopo la manifestazione organizzata da FFF Luino venerdì 24 settembre. Il primo commento sotto uno dei post su Facebook che raccontavano la giornata trascorsa accusava i genitori dei ragazzi di utilizzare l’automobile nei loro spostamenti quotidiani. Il tentativo di delegittimazione è evidente: si accusano i giovani di essere privi di autonomia, oltre che ipocriti e superficiali.

Lasciamo da parte i commenti di odio gratuito, le falsità e le idiozie quotidianamente diffuse da persone che non si vergognano nemmeno di pubblicarle a proprio nome, destinandole a restare eternamente associate ai loro profili nelle proprie o altrui bacheche. Facciamo invece lo sforzo di prendere sul serio qualche legittima osservazione.

Quando rispondiamo puntualmente ai commenti di chi mette in discussione il nostro lavoro presso il Tavolo per il Clima, spesso invitiamo chi critica a prendere parte ad un Laboratorio, ad esporre in quella sede il proprio punto di vista e a confrontarsi; non c’è nessun sotteso provocatorio in tale proposta: il contributo di tutti non è soltanto gradito, ma essenziale, imprescindibile per ottenere i risultati a cui puntiamo.

Laboratori del Tavolo per il Clima non sono collegi di esperti, ma gruppi di lavoro formati da cittadini volenterosi, i quali nel tempo messo a disposizione della collettività studiano, fanno esperienza e imparano. Tipicamente, tale invito non viene raccolto, ma liquidato con la sprezzante affermazione che partecipare a questi tavoli è del tutto inutile, che le decisioni vengono prese in centri di potere che sono altrove e che, in sostanza, si tratta di tempo perso.

È naturale pensare che si tratti di un alibi, di un modo per giustificare a se stessi e agli altri il proprio disimpegno civico attraverso una tanto banale quanto consumata visione nichilistica e deresponsabilizzante della politica; ma anche se fosse così, la critica è pur sempre legittima e merita una risposta: serve davvero a qualcosa l’impegno civico, in particolare quello rivolto a contrastare il cambiamento climatico? Ecco, a nostro avviso, le quattro ragioni fondamentali alla base dell’impegno.

La prima ragione ha a che fare con la dignità: se è vero che esistono centri di potere ben più in alto di noi, è altrettanto vero che maggiore è il nostro disimpegno, maggiore è il nostro grado di esposizione alla strumentalizzazione e alla manipolazione politica da parte di questi; un cittadino che non partecipa in nessuna forma alla vita democratica e delega ad altri la responsabilità di ogni decisione è un po’ meno libero, un po’ più suddito rispetto al cittadino che fa e si mette in gioco. Già i Greci consideravano autenticamente uomini soltanto coloro che nella Polis godevano dei diritti politici ed erano nelle condizioni di esercitarli. Come cantava il compianto Giorgio Gaber, ciò che ci sostanzia come uomini, la nostra libertà, è essenzialmente partecipazione.

La seconda ragione ha a che fare con la visione: credere che il nostro lavoro sia “una goccia nel mare” e in quanto tale inutile significa prendere a prestito dalla fisica un modello adatto per fenomeni statici ed utilizzarlo per descrivere un fenomeno umano che per sua natura è elastico, ha in se stesso la capacità di rigenerarsi. Il modello più adatto, per chi ha visione e lungimiranza, è il modello del contagio: ciò che nasce in una piccola realtà, se funziona e viene compreso, può diffondersi su larga scala in territori molto più vasti, perché no anche nazionali.

La terza ragione ha a che fare con la qualità della vita: lavorare per ridurre le emissioni di 2 a livello locale significa, concretamente, mettere in atto una serie di iniziative che hanno effetti positivi, incisivi e tangibili sulla nostra vita di tutti i giorni. Prendiamo per esempio il progetto Pedibus, sul quale lavora il Laboratorio Mobilità: realizzarlo per le scuole del Comune significherebbe ridurre gli ingorghi stradali, con conseguente miglioramento della circolazione, riduzione dello stress per gli automobilisti e miglior qualità dell’aria per i pedoni.

Risultati analoghi si otterrebbero con il potenziamento della rete ciclabile comunale, progetto in fase di valutazione dallo stesso Laboratorio; in fase di valutazione è anche la possibilità di un allacciamento ciclabile con il centro di Germignaga, magari passando per via Ongetta, un disegno che ben si integrerebbe con la richiesta di posizionamento di un semaforo in quel punto di strada avanzata dal Comitato “Per via Bodmer più sicura”.

Ancora, se il lavoro del Laboratorio Energia sul cippato produrrà i risultati attesi, esso inciderà sui costi di gestione del Comune, con possibile riduzione delle tasse comunali; se riusciremo a costituire delle comunità energetiche i benefici, per gli associati, saranno ovvi e tangibili, anche sul piano economico. Infine, importantissima è la collaborazione con le scuole superiori di secondo grado del Comune di Luino: il progetto di PCTO, che ha preso avvio il 23 ottobre al teatro sociale di Luino, coinvolgerà non solo gli studenti, ma tutta la popolazione. Il Tavolo per il Clima non lavora a progetti astratti, ma ad iniziative concrete che incidono positivamente sul nostro quotidiano di cittadini dell’Alto Verbano.

L’ultima ragione ha a che fare con le persone: partecipare ai Laboratori del Tavolo significa conoscere un sacco di gente intelligente, appassionata e motivatissima; persone da cui si può imparare molto per la propria vita personale, sociale ed anche professionale. Chi di noi è impegnato da anni in queste ed altre battaglie racconta che non si è mai divertito così tanto come in quest’ultimo anno. Nel peggiore dei casi, dunque, portate a casa un po’ di sano divertimento e di conoscenze nuove. Perché rinunciarvi?

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