Introduzione della tutela dell’ambiente nella Costituzione: lo racconta il Tavolo per il Clima di Luino

(A cura di Alessandro Perego, Laboratorio Comunicazione)

La seconda settimana di febbraio 2022 sarà ricordata in Italia, oltre che per le interviste e le passerelle dei cantanti reduci da una delle edizioni di Sanremo di maggior successo degli ultimi anni, per un evento di portata storica, ancorché passato in sordina rispetto all’attenzione del grande pubblico: l’introduzione della tutela dell’ambiente nella Costituzione.

Il nuovo articolo 9, dopo la modifica approvata in via definitiva l’8 febbraio 2022, recita così (in corsivo la parte aggiunta): “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnicaTutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela  l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato  disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”.

Il recepimento della tutela ambientale nella Costituzione è un fatto di straordinaria importanza formale. Occorre fare attenzione su questo aspetto: formale non significa meramente “simbolico”. Su questo punto hanno fatto già luce diversi costituzionalisti, che ci limitiamo a citare per inciso: ad esempio Marilisa D’amico, intervistata da Wired, ha affermato che il nuovo articolo imporrà che “qualsiasi legge e non legge sia valutata alla luce di questi principi”: ogni legge in conflitto con il nuovo articolo 9 potrà essere impugnata presso la Corte Costituzionale, mentre se non esiste una legge in favore di questi princìpi potrà essere avanzata richiesta formale affinché sia presentata in Parlamento.

Un’analisi sistematica delle ricadute giuridiche e pratiche del nuovo articolo 9 è al di là delle nostre intenzioni e soprattutto delle nostre competenze. Ci limitiamo a due considerazioni. La prima: l’introduzione della tutela ambientale nella Costituzione anche nell’interesse delle future generazioni rappresenta il riconoscimento definitivo, se mai ce ne fosse stato bisogno, della necessità e dell’urgenza del lavoro dei Tavoli per il Clima.

Questi ultimi oggi non possono più essere intesi come comitati sperimentali messi in piedi da Comuni particolarmente avanzati rispetto al problema ambientale, ma come mezzi ideali per attuare il dettato costituzionale, che auspicabilmente possono e devono diventare strutturali. Usiamo il termine ideali con cognizione di causa: la Costituzione è nata da una fase storica di enorme partecipazione democratica, la stagione della Resistenza e della ricostruzione. Oggi tutti riconoscono (basta guardare l’astensionismo dilagante) che quella spinta propulsiva si è affievolita, se non addirittura spenta: nella nostra società si è fatto ormai strada il virus del disinteresse per la cosa pubblica, la tendenza a ritirarsi nel proprio privato. Attuare la Costituzione oggi vuol dire allora, ancor prima che intervenire normativamente per rendere operativi tutti gli articoli in essa contenuti, tornare allo spirito originario che ha ispirato l’azione dei padri costituenti e degli italiani del dopoguerra, ovvero il desiderio di realizzare una democrazia partecipata e funzionale (o meglio: funzionale in quanto partecipata) nell’interesse dei posteri, degli italiani di domani. Quale migliore esempio in tal senso di quello dato oggi dal lavoro portato avanti dai Tavoli per il Clima?

La seconda considerazione ci porta ad una problematica annosa per il nostro Paese e cioè il tema dei controlli. Le leggi che tutelano l’ambiente esistono già, ma è molto difficile applicarle, anche per la carenza ormai endemica di personale in quei corpi, come i carabinieri forestali, che quelle leggi devono far rispettare. Per farsi un’idea della gravità di questa carenza è sufficiente considerare alcuni numeri: in Italia i carabinieri forestali sono poco più di 7000 per 11 milioni di ettari di bosco; il corpo dei vigili di Roma ha circa 6000 effettivi. Nel luinese tre forestali si occupano di un territorio che comprende ben 11 comuni. Auspichiamo, dunque, che l’introduzione della tutela dell’ambiente nella Costituzione induca il legislatore ad interventi mirati per rinforzare il sistema dei controlli, imprescindibili affinché i princìpi costituzionali non restino lodevolissime dichiarazioni di principio, ma siano finalmente e diffusamente attualizzati.

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